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Sabato 27 Marzo 2010 - ore: 21.30

“Seta & Cera”

uno spettacolo di Francesca Merli e Elena Nesti
prodotto da Associazione Teatrale Pontefolle

L’ Idea

Una donna. Colori e suoni di un paese lontano ma vicino. Sullo sfondo, una proiezione. Due corpi danzanti.

“Seta & Cera” nasce da una riflessione antropologica : Che cos’è il corpo della donna se non una tavoletta di cera, una superficie su cui leggere, scrivere, interpretare e decodificare segni e simboli?  Una superficie che all’occorrenza cela, nasconde l’incisione, ma che la porta impressa in sé.
Allo stesso tempo cosa c’è di più calzante se non la seta a definire la sua delicatezza e la sua preziosità? “Pelle di seta”;  di seta sono i veli che ricoprono le sue fattezze e che talvolta sono strumenti di seduzione, di seta immaginiamo quegli altrettanti veli che hanno spesso fatto da diaframmi tra la donna e la società : separazione edulcorate dalla necessità di protezione quasi “dovuta” a una donna.
Il baco da seta sta attento a non interrompere mai la lunghezza del filamento, di cui non può avere neanche la minima percezione della lunghezza totale, per formare il bozzolo che gli serve da protezione durante la metamorfosi.
La storia, le testimonianze e le letterature dei diversi continenti ci propongono infiniti exempla di donne che hanno costruito un proprio bozzolo, un proprio nido, o che non integrandosi nella società scelgono in extremis l’arte e la pazzia come forma di manifestazione di un altro-da-sé che dà vita a immagini suggestive quanto esemplari.

Lo Spettacolo

Loto D’Oro, concubina che vende nel Palazzo Reale Cinesi, racconta la sua storia di bambina destinata all’arte dell’amore già dalla pratica, in tenera età, del bendaggio dei piedi con la seta per farli crescere a “mezzaluna”. Costretta a convivere con un corpo che non le appartiene del tutto, l’ascendente che ha sugli uomini la fa soffrire : è consapevole che non potrà mai abbandonarsi all’amore, neanche quando è l’Imperatore a chiederglielo.
Siamo poi in India : Selima rimane vedova. Condizione talmente denigrabile da porla al di fuori delle caste, è costretta a portare i segni evidenti del suo nuovo status : tagliarsi i capelli e smettere ogni ornamento, che per la cultura indiana non è solo “abbellimento”, ma “completamento” della persona. Una parte di lei, e la sua femminilità intera, si atrofizzano, muoiono con il marito.
Dal Messico poi una figura nota degli anni Trenta, quella di Frida Kahlo. Il rifiuto delle convenzioni di una società che è estranea alle mura in cui è costretta dopo un grave incidente. L’unica modo per esprimere il rifiuto di ciò che la circonda, compresa la propria immagine riflessa nello specchio, è la pittura.
Nessuno di questi tre bozzoli diverrà, secondo la legge del lieto fine, farfalla. Il movimento delle diverse “anime” risiedenti in ciascuna di queste donne è irrisolto, va a perdersi come su una tavola di cera che viene cancellata e riscritta. L’unica verità che le accomuna è che l’immagine, chiara in testa come il dipinto lo è nella mente del pittore, che hanno di loro stesse le totalizza e inevitabilmente le spaventa, immobilizzandole nel loro bozzolo di seta.

L’intento

L’arte, per sua natura portata ad avere uno sguardo aperto e “inclusivista”, è un mezzo irrinunciabile per il percorso di integrazione, in direzione di una concezione reale e aperta della società e della cultura.
L’intercultura oggi riguarda tutte le società nei loro rapporti con la diversità e si rapporta alla complessità multiculturale tentando di valorizzarne la dinamica disequilibrante, aspirando a nuove sintesi di umanità e cultura. Si impone come necessario ritrovare, al di là del mero “successo di immagine” delle diversità culturali e alle visioni semplicistiche dell’ “incontro fra culture”, la radice sincera del “cosmopolitismo”,  che oggi viziato da pregiudizi nasconde spesso uno scontro , quando l’altro non è potenziale interlocutore critico, ma solo “aspetto” del nostro dubbio identitario, proiezione esterna della nostra incertezza.  In Italia la mancanza di conoscenza verso le culture altre viene sopperita nel migliore dei casi da una spinta volontaristica, oppure da un “esotismo” che risponde al bisogno di diversità come esperienza dello straordinario.
Il contributo che possiamo dare all’intercultura oggi è proprio la messa in evidenza degli aspetti dinamici delle culture superando l’attitudine classificatoria, evitando il rischio dell’esotismo, ovvero della sovrapposizione di un’immagine predefinita a una realtà che rimane sconosciuta.
“Seta & Cera” sarà una ricerca sull’alterità, intesa come elemento dell’integrazione nella società che nei fatti è cosmopolita ma che fatica ad esserlo senza diaframmi.  Si procederà a ritroso per scovare gli effetti di tale alterità sociale a produrre oppressioni tali da rendere i soggetti altro dal proprio corpo e dalla propria psiche. 
Il progetto si è da subito riproposto così di coinvolgere artisti non solo italiani, per tener fede all’intento : di provenienza iraniana è il videoartista Maziar Mokhtari Mobarakeh; turca l’attrice Oya Bacak che insieme alle altre attrici e ballerine sono chiamate a ricercare in sé una partitura primigenia per rappresentare azioni e modi di civiltà lontane. 
Come l’arte ha imparato a fare, così la società imparando da essa può aprirsi all’integrazione, alla compresenza di diversità che non creano debolezza, ma rendono la cultura più forte e pronta ai cambiamenti.